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A tu per tu con Leonardo Candellone

Candellone: “Il gol al debutto? Era per farmi perdonare i sei mesi di ritardo...”
Il 20enne attaccante torinese poteva vestire la maglia biancorossa già la scorsa estate, ma poi è arrivata l'irrinunciabile chiamata dalla serie B, quella della Ternana. Arrivato a Bolzano ad inizio gennaio, ha subito lasciato il segno, firmando il gol-vittoria a Fermo contro la Fermana, appena sei minuti dopo essere entrato in campo. “E' stato solo un punto di partenza: con questa squadra vogliamo e possiamo andare lontano, stupendo tutti”
 
Leonardo, possiamo dire che il tuo matrimonio con il Südtirol si è consumato con sei mesi di ritardo?
“Sì, è la verità. La trattativa era già molto ben avviata fra fine luglio ed inizio agosto. Il Südtirol era una destinazione a me gradita: società seria, organizzata, ormai specialista a valorizzare i giovani come me. Diciamo che in serie C il Südtirol era al primo posto della lista di squadra che mi hanno cercato la scorsa estate. Insomma, ero già in partenza per Bolzano, o quasi. Poi però è arrivata la chiamata della Ternana. E la serie B era un richiamo troppo forte e un'opportunità troppo grande per rinunciarci. Ma a sei mesi di distanza ho dimostrato che nel Südtirol ho sempre creduto, tanto che non ho voluto neanche prendere in considerazione altre possibili destinazioni per gennaio. Quando il Direttore Sportivo Aladino Valoti mi ha richiamato, ho detto subito di sì”.

E hai subito ripagato la rinnovata fiducia in te da parte del nostro club, segnando il gol-vittoria a Fermo... Mica male come biglietto da visita!

“Mettiamola così: ci tenevo a lasciare subito il segno e – in un certo senso – a sdebitarmi nei confronti di un club che ha dimostrato anche a distanza di tempo di credere fortemente nelle mie capacità e nelle mie potenzialità. Mi sono integrato in squadra con una facilità e una rapidità senza precedenti. Merito di un gruppo sanissimo, coeso, che sta bene assieme e che fa stare bene, a proprio agio, anche chi – come me – è arrivato per ultimo, in ordine di tempo. Anche con mister Zanetti sono entrato subito in sintonia: è un allenatore giovane, ambizioso e con tanta 'fame'. Sono le mie stesse motivazioni....”.

Facciamo un passo indietro: cosa non ha funzionato nei sei mesi a Terni, in serie B?
“Praticamente niente, dal punto di vista personale ma anche di squadra. E le due cose sono strettamente collegate. Nel senso che quando – praticamente subito – siamo andati in difficoltà a livello di risultati e di classifica, il mister ha scelto di puntare sui calciatori più esperti, più navigati, con trascorsi già consolidati nella categoria. I giovani come me hanno ovviamente pagato dazio a questa situazione. Ma sono cose che capitano nel calcio: ho chiuso un capitolo e ne ho aperto un altro, senza rimpianti”.

Quello che ha sorpreso di te, è che sei arrivato a Bolzano in buonissime condizioni fisiche pur avendo giocato poco, molto poco a Terni.

“Beh, sarebbe stato strano il contrario. Nel senso che – pur non giocando – mi sono sempre allenato con grande dedizione, dando il 100% di me stesso in ogni seduta. Sono giovane, ok, ma se voglio fare carriera nel calcio, la serietà deve essere uno dei primi comandamenti. E serietà significa anche saper accettare le scelte e continuare a lavorare giorno dopo giorno per migliorarsi e per farsi trovare pronti in qualsiasi momento. E non volevo certo iniziare ad handicap una nuova, entusiasmante avventura, come quella al Südtirol”.

Ti piace l'idea di calcio di mister Zanetti?

“Direi che si sposa benissimo con le mie caratteristiche. Perché lui dagli attaccanti vuole sempre che attacchino la profondità e la porta, partecipando attivamente non solo alla fase offensiva, ma anche a quella di 'non possesso'. E io sono un attaccante così: amo andare negli spazi, giocare faccia alla porta, essere sempre nel vivo della partita. Non sono, per intenderci, un attaccante che aspetta la palla giusta negli ultimi 20 metri. Mi piace muovermi su tutto il fronte offensivo, andare negli spazi, rientrare e ripartire”.

C'è un attaccante al quale ti ispiri o che ti piace particolarmente?
“Il 'Gallo' Belotti. E non solo perché sono un calciatore di scuola Toro e perché mi è capitato di allenarmi con lui e di vederlo da vicino. Lui è il tipo di attaccante che un po' sono già e che mi piacerebbe molto diventare. Non è il classico centravanti che gioca spalle alla porta e che poi si fa trovare pronto in area di rigore. E' un attaccante che gli spazi se li conquista, che la possibilità di calciare in porta se la guadagna, che lotta e corre come un forsennato per tutta la partita, con grande continuità e con una straordinaria intensità. E poi è uno che si è fatto da 'solo', partendo dal basso, anche lui dalla serie C”.

Sei un attaccante eclettico: ma qual è il ruolo che prediligi?
“Sono una seconda punta, ma posso fare anche l'attaccante esterno o la 'sotto punta' come si dice in gergo”.

Questo Südtirol può essere accostato al “tuo” Gubbio, nel quale – nella passata stagione – hai fatto bene, anzi molto bene, giocando con grande continuità e segnando sei gol?
“Il modo di giocare delle due squadre è diverso, perché a Gubbio facevamo
il “4-2-3-1”, però i punti in comune sono tanti, ad iniziare dal fatto che quel
Gubbio – così come ad inizio stagione il Südtirol - non godeva di grande
considerazione. Alla fine, però, abbiamo concluso il campionato al 6° posto e
fra le nostre qualità migliori c'era la forza del gruppo. Questo Südtirol lo
considero però superiore dal punto di vista squisitamente qualitativo. Qui vedo
calciatori molto dotati sul piano tecnico. Non siamo solo una squadra 'operaia',
come ho sentito e letto. Abbiamo la mentalità 'operaia', che è un'altra cosa,
però”.

In quel Gubbio c'era anche Andrea Zanchi, che hai ritrovato come compagno di squadra al  Südtirol. E' stato anche lui a convincerti a vestire il biancorosso?

“No, in verità avevo già deciso, anche se l'entusiasmo di Andrea nel garantirmi che qui avrei trovato un ambiente bellissimo, un gruppo fantastico ed un mister vincente è stato uno stimolo e una garanzia in più”.

Quale calciatore ti ha più impressionato favorevolmente fra i tuoi nuovi compagni di squadra?
“Se ne devo dire uno, scelgo Hannes Fink. Un calciatore completo, un
centrocampista di classe come se ne vedono pochi in serie C. E poi è un
capitano vero, di quelli che portano la fascia non solo perché sono del posto e
sono da tanti anni nello stesso club”.

Dove può arrivare questo Südtirol?
“Lontano, molto lontano secondo me. Ma non voglio fissare un traguardo preciso. E se non lo faccio, non è per nascondermi o per questioni di scaramanzia. Credo che questa squadra non debba porsi limiti e debba farsi trascinare dalla voglia di stupire. Così facendo, possiamo fare grandi cose”.
 
 
 
 

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