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A VOLTE RITORNANO...- INTERVISTA A STEFANO VECCHI

Stefano Vecchi: “Le panchine in A e B, i trofei con la Primavera, ma è questo il mio top club”
 
A distanza di sei stagioni dalla sua prima esperienza, il 47enne allenatore bergamasco torna a guidare la formazione biancorossa con un bagaglio di
esperienza arricchito, soprattutto nelle sue quattro stagioni all'Inter, ma anche con una grande carica motivazionale: “Possiamo fare grandi cose: il progetto c'è, insieme possiamo puntare al salto di qualità definitivo”.


 
Mister, cos’hai ritrovato?
 “Lo stesso entusiasmo, la stessa voglia di fare bene, la stessa professionalità. E poi un centro sportivo all’avanguardia, moderno, funzionale, ottimamente pensato e strutturato. Ho lasciato nel 2013 una società ben organizzata e la ritrovo ancora più evoluta. Sono stati messi tasselli importanti in un processo di crescita significativo per arrivare ad essere un club al top. Lo spirito è quello di sempre e il contesto è di elevata professionalità. Torno con tanti bei ricordi nel cuore e con un percorso professionale arricchito da importanti risultati, da tante esperienze positive e anche da qualche momento difficile. In ogni caso il mio bagaglio è più ricco. E non solo il mio...”.


Quale ricordo hai della stagione 2012/2013?
 “Un campionato importante, concluso al quarto posto, con la qualificazione, per la prima volta nella storia della società, ai playoff di C1. Ci definirono la squadra rivelazione della stagione. Giocammo la doppia sfida di semifinale contro il Carpi, poi promosso in B, uscendo di scena in modo rocambolesco e a testa altissima. Restammo a ridosso delle prime per buona parte dell’andata e all’inizio del girone di ritorno con una squadra giovane e con giocatori importanti. Cito per tutti Iacoponi, che è arrivato sino in serie A, col Parma. Spero di poter ripetere quella splendida stagione”.


Perchè di nuovo qui dopo due esperienze in serie B, un po' di serie A e tanti trofei con la Primavera dell'Inter?
“Quando il Direttore (Paolo Bravo, ndr) mi ha chiamato, non ho esitato a rispondergli che al Südtirol sarei tornato anche a piedi. Non mi sono assolutamente posto il problema della categoria. Conosco l’ambiente, le potenzialità e quali e quante sono le prospettive di fare bene in questo contesto. Nel calcio i risultati sono il metro di valutazione, però per arrivare ai risultati bisogna creare i giusti presupposti. Torno in biancorosso con alcuni importanti traguardi raggiunti e anche con qualche rammarico o delusione, comunque con tanta voglia di centrare un obiettivo importante. Non ho esitato un attimo ad abbracciare il progetto, perché sono convinto delle potenzialità di questa società”.


Quanto è cambiato mister Stefano Vecchi negli ultimi anni?
“Il mio modo di allenare è rimasto sempre lo stesso. E’ chiaro che ogni nuova esperienza ti arricchisce. Ho avuto modo di crescere professionalmente sia in serie B, sia in una piccola parte in serie A e soprattutto di lavorare ai massimi livelli con i giovani, con i quali ho raccolto, anzi abbiamo raccolto, risultati eccellenti. Insomma, torno con sei anni di esperienza e la speranza di fare meglio del 2013. Se sono venuto è perché sono convinto di poter sviluppare un lavoro importante, pur consapevole insieme a tutti gli altri che questo è un campionato molto difficile, con alcune piazze importanti, almeno sei-sette e altrettante realtà con forti disponibilità economiche. Il nostro compito è quello di arrivare ai massimi livelli sfruttando al meglio le nostre potenzialità, attraverso il lavoro, l’impegno, il sacrificio, la condivisione e le forti motivazioni di tutti, in campo e fuori. Questa realtà ha dimostrato negli anni di essere competitiva e strutturata per arrivare ad un risultato importante”.


Nella Primavera dell'Inter hai valorizzato talenti ora affermati ai massimi livelli quali, fra gli altri, Nicolò Zaniolo, Andrea Pinamonti e Federico Dimarco. Qual è il ricordo più bello delle ultime sei stagioni?
“Ce ne sono tanti. Le panchine in B, quelle in A con l’Inter, i successi con la Primavera nerazzurra. Se proprio devo sceglierne uno dico il successo al Torneo di Viareggio di due anni fa, quando mancavano una dozzina di giocatori impegnati con le rispettive nazionali. In quell’occasione è stata la vittoria del collettivo, di tutto il gruppo dentro e fuori lo spogliatoio. Non posso dimenticare poi l’emozione del debutto europeo in casa del Southampton e l’ingresso al Meazza da allenatore della prima squadra dell’Inter. Mi sono trovato per caso in quella posizione, consapevole che sarebbe stata una breve avventura, sia la prima che la seconda volta, ma al tempo stesso con il dovere di fare il meglio possibile, gestendo campioni affermati. Sono state esperienze bellissime”.


Qual è stata la richiesta più importante fatta alla società per tornare?
“Nessuna richiesta. Conosco l’ambiente, conosco la filosofia del club, conosco la visione e le disponibilità e sono consapevole che mettendo insieme tutto si possa fare bene. Qui c’è quello che serve per lavorare nel modo migliore. Quello che mi auguro e spero è di vedere allo stadio sempre più gente. Nel mio anno in biancorosso siamo passati dalla diffidenza iniziale al forte trasporto e alla grande partecipazione nel finale. Bolzano sicuramente vive anche di altre realtà e di altri sport, a noi spetta il compito di essere attrattivi, creando una serie di presupposti per catturare l’attenzione. La società farà la sua parte, la squadra pure. Abbiamo il compito e il dovere di farci volere bene”.


Qual è il primo messaggio rivolto alla squadra?
“Di essere consapevoli che qui si possono fare grandi cose, che si sono tutti i presupposti e le condizioni per lavorare nel migliore dei modi e competere con realtà più forti economicamente, ma magari meno attente ai dettagli. In quanto ad obiettivi è chiaro che dobbiamo impegnarci per arrivare il più avanti possibile, lavorando sodo, migliorando i nostri difetti, diventando subito una squadra nel vero senso del termine”.
 
 
 
 

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