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Alessandro Furlan, uno dei pochi calciatori-"dottori" in Europa

Da sempre conosciuto come il “motorino mai in riserva del centrocampo biancorosso”, Alessandro Furlan, classe 1985, vice capitano del Südtirol, nel quale milita per la settima stagione consecutiva, ha un nuovo soprannome. Che non è frutto della fantasia ma di un titolo conseguito con tanto sacrificio e lodevole lungimiranza, volta a crearsi solide basi per un futuro professionale post carriera. Insomma, da metà marzo il 31enne centrocampista di Lavis è diventato per tutti “Il Dottore”, avendo conseguito all'Università San Raffaele di Roma la laurea in Scienze dell'Attività Motoria e Sportiva con il punteggio di 102 su 110. In un mondo, come quello del calcio, che non spicca certo per livello culturale dei suoi protagonisti, soprattutto fra i calciatori, Alessandro Furlan rappresenta una delle poche eccezioni. Sono infatti pochi, pochissimi i calciatori che hanno conseguito la laurea. Fra i più noti ricordiamo il difensore della Juventus e della Nazionale Giorgio Chiellini, laureatosi in Economia e Commercio, lo spagnolo Juan Mata, che ha conseguito la laurea in Lettere e che ha poi impreziosito il proprio percorso di studi con due master in Marketing ed Educazione Fisica, e gli Avvocati Guglielmo Stendardo e Mario Ielpo. Fra i calciatori laureati ci sono anche Angelo Ogbonna e Massimo Oddo.
L'atto finale del percorso di studi di Alessandro Furlan è stata la discussione della tesi con la professoressa Cinzia Galbusera. Tesi, elaborata con l'ausilio del preparatore atletico biancorosso Fabio Trentin e del nostro fisioterapista-capo Mattia Zambaldi, dal titolo: “ Studio della pubalgia e lesioni alla muscolatura degli hamstring in claciatori professionisti di Lega Pro: casistica e strategie preventive dell'allenamento dell'F.C. Südtirol”.
L'iter universitario di Alessandro è iniziato nel 2012. “Dapprima mi ero iscritto alla facoltà di Economia e Commercio di Trento, ma poi ho cambiato indirizzo, scegliendo un percorso di studi che mi ha subito affascinato – spiega il vice capitano biancorosso -. Ho seguito le lezioni online, poi – una volta all'anno e per una settimana – sono sceso a Roma per una full immersion di lezioni pratiche. Gli esami li ho invece sostenuti a Roma o in alternativa a Milano. Sono serviti impegno, qualche sacrificio, una buona capacità di organizzazione dei tempi, dovendo conciliare gli impegni sportivi con quelli universitari, ma adesso posso dire che ne è davvero valsa la pena. A cosa ho dovuto rinunciare? Niente di trascendentale. Qualche vacanza, qualche serata con gli amici. Niente di più. Studiavo la mattina, tranne nel giorno in cui c'era seduta doppia, mi allenavo il pomeriggio, la sera la dedicavo invece al ripasso. In questi anni è stato fondamentale il supporto di due professinisti che stiamo tanto come Fabio Trentin e Mattia Zambaldi, rispettivamente preparatore atletico e fisioterapista del Südtirol. Con loro ho scritto anche la tesi di laurea. Obiettivi? Fare un master a stretto contatto con dottori e fisioterapisti e poi – fra qualche anno, quando appenderò gli scarpini al chiodo – trovare uno sbocco professionale nel ramo della prevenzione degli infortuni e sul recupero dagli stessi”.
 
 
 
 
 

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