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ANCHE NELL'AREA MEDICA SIAMO ALL'AVANGUARDIA

Il coordinatore Mattia Zambaldi, stimato fisioterapista, ci spiega come è strutturata l’area medica biancorossa e da quali professionalità è composta
 
Mattia, questo è il tuo terzo anno in seno all’area medica biancorossa, di cui sei il coordinatore. Mi dici come è strutturata e di quali figure professionali si avvale?
“A capo della nostra area medica c’è il responsabile sanitario che è il Dr. Pierpaolo Bertoli. A Maso Ronco i coordinatori siamo invece io e Michele Morat, coadiuvati da Daniel Peruzzo che è una figura che si interpone fra l’infermeria e la ripresa dell’attività sul campo, occupandosi della rieducazione degli atleti infortunati, specialmente quelli a più lungo termine. Dopodiché abbiamo delle consulenze e delle collaborazioni esterne, ad iniziare dalla Dolomiti Sport Clinic, che si occupa della diagnostica strumentale, e all’occorrenza ci avvaliamo di altre figure, fra cui un nutrizionista, ovvero il Dr. Christian Thuile”.

Per rendere l’idea del lavoro che fate, facciamo un esempio banale quanto facilmente esplicativo: diciamo che un calciatore si ferma durante un allenamento per un risentimento muscolare. Come vi comportate?
“In qualità di fisioterapista sempre al seguito della squadra, il primo intervento è il mio. Cerco di valutare la natura dell’infortunio, e poi – dopo essermi consultato con il responsabile sanitario e gli altri medici che collaborano con noi – indirizzo il calciatore verso la strada più opportuna, che può essere l’ecografia, la risonanza oppure l’esame strumentale più idoneo. Una volta stabilita la diagnosi, possiamo essere più precisi in termini di tempi di recupero programmando la fase di riabilitazione di concerto con il preparatore atletico Fabio Trentin che – in un secondo momento, assieme a Daniel Peruzzo - si occupa della fase di ricondizionamento dell’atleta”.

Quanto è importante per voi il confronto interno fra le diverse ma comunque comunicanti aree di competenza?
“Una delle frasi più belle e centrate che ho sentito in un recente convegno di medicina dello sport al quale ho partecipato è che le squadre con pochi infortuni sono quelle che hanno un’ottima comunicazione interna fra i vari componenti dell’area medica, e non solo. Lo ritengo anch’io un aspetto fondamentale, anche solo semplicemente per valutare le condizioni di un giocatore, per capire come sta la squadra a livello fisico e per prevenire gli infortuni, capendo per tempo, anzi in anticipo – ad esempio - quando un atleta è affaticato e ha bisogno di una giornata di ‘scarico’, come si suol dire”.

E’ allenabile, diciamo così, la prevenzione degli infortuni?
“Partiamo dal presupposto che il nostro principale obiettivo è prevenire gli infortuni prima che curarli. Dedichiamo tanto tempo a questo obiettivo. Nell’ambito della preparazione atletica viene dedicata una seduta piena a settimana con esercizi propedeutici alla prevenzione degli infortuni. Tanti studi e aggiornamenti ci hanno aiutato a capire a quali esercizi sottoporre l’atleta, e poi è essenziale avere la capacità di misurare la fatica percepita dai giocatori, individuandone lo stato di forma e il livello di condizione del momento. Analisi, quest’ultima, per la quale ci avvaliamo anche delle sensazioni dei calciatori stessi, coi quali ci confrontiamo quotidianamente”.

Per diagnosi prima e per cure poi, quali sono le gli esami e le apparecchiature strumentali che più utilizzate?
“A livello di diagnosi, certamente l’ecografia e la risonanza magnetica. L’ecografia più per le lesioni muscolari, la risonanza magnetica per tutti i problemi articolari. Nella cura la macchina regina è la “Tekar”, ma noi crediamo che la chiave di tutto risieda nell’esercizio attivo per aiutare a recuperare la funzione momentaneamente persa”.

Quant’è importante il rapporto fiduciario fra un fisioterapista ed un calciatore in cura?
“E’ fondamentale e la base di tutto, perché se hai la fiducia del giocatore puoi apprendere informazioni essenziali per meglio orientare i tuoi interventi”.

E’ vero che sul lettino dei massaggi i calciatori confidano al fisioterapista di tutto e di più?
“Qualche parola in più, che esca dal rapporto fra curatore e paziente, è consentita, ma è importante non andare oltre, perché è necessario mantenere un distacco professionale, non entrando troppo in confidenza, onde evitare fraintendimenti o situazioni spiacevoli”.
 
 
 
 

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