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Fabian Tait, lo Javier Zanetti del Südtirol

INTERVISTA A FABIAN TAIT
 
Fabian, quanto ti ha reso felice questo prolungamento di contratto con il Südtirol. Il trattamento è stato da “top-player”, considerando che hai firmato un triennale…
“Sono felicissimo. Era quello che volevo, ed evidentemente non era solo un mio desiderio. Anche la Società ha dimostrato di tenere a me e di credere fortemente nelle mie capacità. Una Società, quella del Südtirol, che ringrazio di tutto cuore per la stima e la fiducia che ha dimostrato nel sottoscritto. Non è da tutti, soprattutto di questi tempi, fare un contratto triennale ad un calciatore di Lega Pro”.

D’altronde il Südtirol ha creduto in te sin dall’inizio, da quando cioè ti è venuto a ‘pescare’ in serie D…

“Già, verissimo. Hanno scommesso su di me, in effetti. Spero e credo di aver dimostrato loro che ci avevano visto bene, tre anni fa, quando mi hanno sottoposto il mio primo contratto da professionista, malgrado fossi reduce da una seconda parte di stagione non particolarmente felice in forza al Marano, ora AltoVicentino. Il Südtirol mi seguiva però dai tempi in cui militavo nel Mezzocorona e credo che in quelle stagioni abbiano intravisto in me un potenziale che poteva reggere l’urto con un campionato professionistico di livello come la Lega Pro. Al Südtirol, comunque, devo tanto, quasi tutto, perché grazie al Südtirol sono diventato un calciatore professionista. All’inizio era solo un sogno, per me, poi – invece – è diventato un obiettivo, una volta che sono approdato in biancorosso. Ricordo il primo ritiro, le prime settimane da calciatore del Südtirol, dove tutto era diverso rispetto alla serie D e molto ma molto più difficile. Fra me e me andavo ripetendo: ‘Un passo alla volta, Fabian: il primo obiettivo deve essere quello di imparare il più possibile da allenatore e compagni di squadra e poi di provare a giocare il maggior numero di partite possibili. Non mi ponevo neanche il problema di essere titolare o riserva. Per me era già qualcosa di straordinario poter iniziare un percorso professionale con il più importante club della nostra regione, l’unico professionistico”.

Poi però hai bruciato le tappe: sei a poche partite dalla tua centesima presenza in maglia biancorossa…

“Sì, è andata bene, benissimo, oltre ogni più rosea aspettativa personale. Sono cresciuto davvero tanto. Come calciatore ma anche come uomo. Sembra una frase fatta ma non è così. Perché per giocare in Lega Pro non bastano i piedi, serve anche la testa. E qui al Südtirol ho trovato un ambiente sano e molto formativo, sotto ogni punto di vista”.Sei arrivato come centrocampista, ora sei uno dei migliori terzini destri della Lega Pro. Un bel cambiamento…
“Già, e quanto lavoro durante gli allenamenti per imparare a giocare nel nuovo ruolo. Partendo dai fondamentali, non solo tattici: la postura del corpo, lo stop orientato, le diagonali difensive, il saper correre con la coordinazione giusta, il timing giusto per andare al cross… Ne ho davvero imparate tante di cose. L’intuizione di farmi giocare terzino destro è stata di mister Adolfo Sormani, anche se già prima il Direttore Sportivo Luca Piazzi andava ripetendomi che avrei potuto avere un futuro in quel ruolo, perché ne avevo le caratteristiche”.

Adesso la strada è in discesa…

“Non mi piace pensarla così. La mia forza è sempre stata quella di avere la curiosità di imparare qualcosa di nuovo e di migliorarmi. Figuriamoci se mi sento arrivato adesso. Ho appena 24 anni, e  non solo devo confermarmi ma posso anzi devo anche fare ancora meglio”.

Delle “sirene” dalla serie B vogliamo parlare?
“Ho letto e ho sentito. Voci o interessamenti reali che fanno piacere. Non voglio essere ipocrita. Però davanti a tutto e a tutti ho messo il rinnovo col Südtirol. Una questione di riconoscenza, anzitutto. Se poi dovessero davvero arrivare offerte dalla serie B ne parleremo con la Società. E solo e soltanto se soddisferanno ambo le parti, valuteremo – eventualmente – il da farsi”.

C’è qualche persona che tieni particolarmente a ringraziare per questo bel momento che stai vivendo?
“La dedica è per mia mamma. Che non c’è più e che ho perso troppo presto. Ma so che lei veglia sempre su di me, mi protegge e mi dà la forza di andare avanti con fiducia e con coraggio. Lei mi ha sempre insegnato a credere nei sogni. Io l’ho sempre fatto e continuerò a farlo. Oltre al Südtirol, ringrazio la mia ragazza, la mia famiglia e le tante persone che mi vogliono bene e che – quotidianamente – mi fanno sentire il loro affetto. Mi sento un ragazzo fortunato ad essere attorniato da così tante persone che ogni giorno mi dimostrano di tenere tanto a me”.

Tre anni al Südtirol li hai già fatti, altri tre li hai appena messi a contratto. E se Fabian Tait diventasse una bandiera biancorossa?
“Perché no, sarebbe un grande orgoglio per me”.

Magari diventi lo Javier Zanetti del Südtirol…
“E’ sempre stato il mio idolo e lo è ancora oggi. Perché oltre al calciatore ho sempre apprezzato anche l’uomo. E poi anch’io, come lui, ho fatto il centrocampista e poi sono diventato terzino. Diciamo che il paragone, seppur vadano fatte tutte le debite proporzioni del caso, mi lusinga”.
 
 
 
 

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