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Giovanni Stroppa: "The Normal One"

Da calciatore ha vinto due Coppe Intercontinentali, una Coppa Campioni e ha giocato in Nazionale. Da allenatore ha guidato la Primavera del Milan e valorizzato tanti giovani che adesso giocano in serie A e B. Ma lui è un antipersonaggio: non ama raccontarsi e vuol essere giudicato “solo” come allenatore dell’FC Südtirol. Di lui ci parla il Direttore Sportivo, Luca Piazzi.
 
Direttore, chi è Giovanni Stroppa?
“Un allenatore preparato ed una persona di grande spessore umano. Si è inserito nella nostra dimensione con semplicità ed umiltà. Un altro – magari – avrebbe fatto pesare il suo passato, avanzando determinate pretese e cercando di ottenere facili consensi”.
Invece?
“Invece la sua preoccupazione, sin dal primo giorno, è stata quella che il suo nome e i suoi gloriosi trascorsi non diventassero per così dire ingombranti per questa società. Gli sarebbe bastato poco per attirare su di sé tutte le attenzioni, sia da parte dei media che dell’opinione pubblica, ed invece si è volutamente defilato, rispettando gerarchie e ruoli, e concentrandosi solo sul suo lavoro sul campo. E dire che era in molti a pensare che avessimo preso un allenatore troppo “personaggio” per la nostra piccola realtà…”.
Beh, Direttore, uno che viene dal Milan e dal centro sportivo di “Milanello” si faceva fatica a pensare che non notasse certe differenze…
“Ma qui entra in gioco l’intelligenza della persona. Stroppa sapeva benissimo dove sarebbe andato a lavorare e cosa avrebbe trovato. Anche perché l’ha voluto vedere con i suoi occhi. Una domenica mattina di luglio, quando era semplicemente uno dei tre candidati alla nostra panchina assieme a Pellegrino e Novelli, si è presentato al casello di Bolzano Sud e si è fatto accompagnare dal sottoscritto a visitare tutte le nostre strutture. Dalla sede ai campi di allenamento”.
Di strada quel giorno ne avete dovuta fare tanta, allora, visto che la sede per gli allenamenti non è una, ma sono tante sparse per tutta la provincia…
“In effetti temevo che quest’aspetto potesse creargli qualche perplessità. Ed invece, al termine del nostro “tour”, mi ha solo chiesto se avevamo dei pulmini a disposizione per i trasferimenti. E quando è diventato ufficialmente il nostro allenatore, quei pulmini ha iniziato a guidarli lui, per dare il buon esempio ai nostri calciatori e per far capire loro che non era poi un così grande sacrificio. Un gesto che ha colpito tutti in società”.
La scorsa estate mister Stroppa aveva anche altre proposte. Secondo lei perché ha scelto l’FC Südtirol?
“Perché, sono sue parole, è stato conquistato dal nostro progetto e dalle nostre ambizioni, ma anche dalla onestà con la quale gli abbiamo spiegato i nostri limiti attuali. Limiti che non l’hanno spaventato, perché per lui contavano di più la forza delle idee, la volontà di crescere e la voglia di costruire nel tempo qualcosa di importante e di duraturo”.
Il voler rimanere dietro le quinte, l’essere refrattario a telecamere e taccuini fa capo secondo lei ad un’indole caratteriale o alla ricerca di una riservatezza funzionale a non veder intaccato il proprio lavoro da condizionamenti esterni?
“Ma Stroppa non è mica una persona così complicata. E’ semplicemente uno riservato, che non ama troppo parlare di sé, specie perché in questo momento vuole crearsi una forte credibilità come allenatore, affrancandosi dal suo passato da calciatore che diventa sempre il tema portante di ogni intervista. Lo sa anche lui che è inevitabile che si parli dei suoi trascorsi da calciatore, ma è comprensibile e apprezzabile il fatto che adesso voglia solo essere giudicato come allenatore dell’ FC Südtirol”.
In tal senso sta conquistando ampi consensi…
“Sì, è davvero bravo, anche se per me non è una sorpresa. Intendiamoci, solo lavorandoci assieme ho potuto anch’io conoscerlo a fondo, ma del suo Milan Primavera ho visto di persona diverse partite, apprezzandone l’organizzazione di squadra, la ricerca di un gioco manovrato, gli schemi offensivi”.
Altri pregi?
“E’ una persona sempre disponibile e che cerca il confronto. Insomma, non vive di sole certezze e sa mettersi in discussione. Altra prerogativa delle persone intelligenti. E poi mi piace la meticolosità del suo lavoro, la continua ricerca di migliorare e di migliorarsi, la preparazione attenta e scrupolosa della partita della domenica e l’armonia che sa creare all’interno dello spogliatoio. Abbiamo 25 calciatori in organico, ma lui non ha né figli né figliastri. Con Stroppa non ci sono intoccabili”.
Ma un difetto l’avrà pure mister Stroppa, o no?
“A volte gli rimprovero pretende poco dal suo staff, visto che ha collaboratori massimamente disponibile nei suoi confronti. E gli faccio sempre l’esempio di quando ho assistito ad una furiosa discussione fra mister Spalletti ed i suoi collaboratori in merito all’impostazione di un allenamento dove non tutti erano d’accordo. Ma non stavano litigando, stavano appunto discutendo. Ed il confronto col proprio staff è fondamentale, perché arricchisce sia l’allenatore che i suoi collaboratori, stimolando tutti a migliorarsi”.
 
 
 
 

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