04.05.2022
La figura del Team manager contempla una serie di competenze trasversali, indispensabili per sviluppare un know-how teorico-pratico che deve essere però necessariamente completato da una serie di preziose doti umane: equilibrio, capacità di instaurare buone relazioni e generare empatia predisposizione al problem solving e una disponibilità ampia. Il ruolo è centrale in un contesto strutturato come quello biancorosso. E’ il filo conduttore, prezioso, autorevole ed indispensabile praticamente tra tutti i settori della società. Emiliano Bertoluzza ricopre il ruolo in seno all’FC Südtirol da diversi anni. In biancorosso è arrivato nel gennaio del 2011, la squadra militava in Lega Pro Prima divisione e il timone era appena passato dalle mani di Alfredo Sebastiani a quelle di Maurizio Pellegrino.

Emiliano, come sei approdato all’FCS?
“Sono arrivato attraverso Gianluca Leonardi. Un amico comune mi indicò a lui dopo aver saputo che stava cercando un collaboratore nell’area amministrativa. Avevo conseguito la laurea in economia e gestione aziendale e avevo la passione per il calcio, insomma ero il candidato ideale. Ci mise in contatto e iniziai a lavorare in società, prima solo nel settore amministrativo come supporto a Gianluca Leonardi per assumere in un secondo momento anche il ruolo di team manager. Era il 2013, con Lorenzo D’Anna allenatore”.
Un ruolo importante e impegnativo, che comprende la gestione degli atleti e delle rispettive esigenze primarie, l’organizzazione degli allenamenti in linea con le esigenze dell’allenatore e poi: coordinare l’utilizzo degli impianti, partecipare alle riunioni relative alle competizioni della stagione, fare da filtro tra dirigenti e spogliatoio e poi la preparazione e la gestione della gara “da dentro”. Insomma compiti impegnativi che richiedono tempo e passione, e anche buone capacità gestionali”.

Possiamo dire che il lavoro del team manager è assolutamente multitasking?
“E’ proprio così. Nel mio caso ci sono anche competenze relative alla parte di segreteria che riguardano nello specifico la parte contrattualistica dei giocatori della prima squadra e la documentazione per l’iscrizione al campionato. Tra i vari compiti esecutivi c’è l’organizzazione degli allenamenti, ci sono le risposte alle esigenze dello staff e della squadra, l’organizzazione delle trasferte e in questo campo un confronto costante con i colleghi delle altre società per valutare le strutture più idonee e funzionali, le tempistiche e i vari dettagli. Curo i rapporti tra la Lega e le istituzioni preposte all’organizzazione delle gare e la società e seguo gli aspetti burocratici, che nel tempo sono aumentati in modo rilevante. Curo i rapporti tra squadra e società, con la cognizione della cultura organizzativa del club, in costante contatto con l’amministratore delegato”.
Emiliano Bertoluzza: Professione Team Manager
Tutto questo presuppone anche una conoscenza dei regolamenti e delle procedure operative e un continuo aggiornamento?
“Esattamente. Bisogna dire che negli ultimi due anni è stato tutto ancora più difficile e impegnativo per via della gestione dei protocolli Covid, con precise e inderogabili tempistiche da rispettare scadenze oltre cui non si poteva andare, come nel caso dell’effettuazione dei tamponi e dei test sierologici. Le ultime due stagioni sono state molto impegnative soprattutto per questo. Il resto è diventato una sorta di routine da gestire comunque sempre con la massima attenzione, basti pensare che anche nella stessa compilazione delle liste gara può succedere, com’è capitato anche a squadre ai massimi livelli, di incappare in qualche errore. In ogni caso, è fondamentale cercare di avere sempre un’ottima conoscenza dei regolamenti, delle norme federali e delle loro costanti modifiche.

Nella quotidianità servono disponibilità, flessibilità, autorevolezza e credibilità, capacità di ascoltare e recepire le esigenze del gruppo per risolvere piccoli e grandi problemi e cos’altro?
“E’ indispensabile tutto questo. La figura è un punto di riferimento preciso e, come tale, richiede proprio disponibilità massima all’ascolto, autorevolezza, credibilità oltre che precisione e puntualità in ogni azione, anche nelle piccole cose, che poi, sommate, fanno grandi cose e spesso fanno la differenza”.

Qual è nell’arco dell’anno il periodo più impegnativo?
“Durante il calcio mercato, durante l’estate, quando c’è il ritiro da predisporre e in contemporanea ci sono giocatori che arrivano, con sistemazioni da trovare e tutta la parte contrattualistica da sistemare, oltre all’ordinaria burocrazia del periodo e alla stagione sportiva che prende inizio con le competizioni ufficiali. Ci sono poi periodi - come quello che stiamo attraversando - caratterizzati da un calendario fittissimo che impongono ritmi davvero sostenuti”.

Un ruolo ad ampio raggio d’azione che comprende anche la gestione organizzativa della gara dalla panchina…
“Diciamo che quando arrivo allo stadio con la squadra quasi mi rilasso, nel senso che una volta raggiunto il luogo di gara nei modi e soprattutto nei tempi previsti, tutto il resto è quasi routine: azioni abituali, gestione dei vari momenti. Negli anni ho instaurato rapporti di reciproca, fattiva collaborazione con i colleghi delle altre società, di rispetto e collaborazione con i direttori di gara e collaboratori oltre che con i vari ispettori federali e di Lega”.

La passione sta comunque sopra a tutto e forse anche sopra a tutti?
“La passione è sicuramente l’elemento primario. E’ un lavoro che non ha orari e che ti impegna praticamente ogni week end e con continuità nel resto della settimana, il che non è sempre agevole da conciliare con la famiglia, nel mio caso con una moglie che comprende la passione e due figli piccoli”.

C’è un aneddoto, un episodio che ti è rimasto particolarmente impresso nella memoria?
“Ce ne sono diversi. Grazie a questo ruolo ho avuto la possibilità di instaurare una serie di importanti rapporti con tante società e questo è sicuramente gratificante. L’aneddoto più curioso è quello risalente al 2012 quando, con Luca Piazzi, andammo al Milan. Stavamo parlando con Ariedo Braida e, ad un certo punto, entrarono in ufficio Adriano Galliani e Mino Raiola. Era il giorno della definizione del passaggio di Zlatan Ibrahimovic dal Milan al Paris Saint-Germain e ricordo di aver chiesto, con una battuta da tifoso milanista, di non farlo …”.

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