22.04.2021
Il centrocampista racconta l'esperienza da neopapà
Hannes Fink, 31 anni, metà dei quali intensamente vissuti con la maglia biancorossa tatuata addosso: emozioni forti nella buona e nella meno buona sorte, dando sempre il massimo. Da giovane predestinato a capitano, colonna portante e simbolo, vicino alle 275 gare con il club del proprio cuore, in cui è cresciuto, maturato e di cui è punto di riferimento fermo e affidabile, rappresentando a pieno titolo quella categoria di professionisti che hanno legato a filo doppio il proprio nome ad una determinata squadra. In casa Fink, ad inizio febbraio, è arrivato l’erede. Leo è venuto alla luce il 4 febbraio scorso per la gioia di mamma Manuela e di babbo Hannes.

Capitano, quali sensazioni hai provato e stai provando?
“Sicuramente una bellissima sensazione. Il bimbo e la mamma stanno bene e questo viene prima di tutto. Sicuramente iniziare ad essere padre comporta imparare tante cose, insomma ti cambia un po’ la vita, ma è una splendida emozione. Sicuramente i cambiamenti e gli impegni maggiori sono quelli della mamma, ma anche il papà deve fare la sua parte”.

Dormi la notte?
“Sì, abbastanza. Non posso lamentarmi”.

Che cosa rappresenta per te il sorriso di un bambino?
“Il sorriso di un bambino è la cosa più bella. Se poi il sorriso è quello del tuo bambino la gioia è ancora più grande, immensa. Un’emozione indescrivibile. E’ la cosa più bella…”.

Chi ha scelto il nome?
“Lo abbiamo scelto insieme Manuela ed io. E’ un nome semplice, facile da ricordare e da pronunciare in tutte le lingue”.

Hannes Fink, i primi mesi con il piccolo Leo
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