23.02.2021
Le parole dello storico capitano biancorosso
Hans Rudi Brugger è l’uomo dei record in maglia biancorossa. Il terzino nato il 6 luglio 1980 a San Leonardo in Passiria, oltre ad aver percorso un numero incalcolabile di chilometri sulla fascia di competenza, vanta quattordici stagioni consecutive con l’FCS, i gradi di capitano e il record assoluto di 368 gettoni di presenza ed è l’unico giocatore ad aver conquistato entrambe le promozioni: quella dalla serie D alla C2 datata 2000 con al timone mister Beppe Sannino e quella di dieci anni dopo, del 2010 con Alfredo Sebastiani alla guida tecnica.

All’FCS arrivò 17enne di belle speranze, tutta grinta, natura e impulso, con un carico di entusiasmo e capace di correre senza sosta. Il neo d.s. biancorosso Werner Seeber aveva avuto modo di vederlo all’opera sul campo, anzi di incontrarlo quando i due vestivano, rispettivamente, le casacche di Naz e Valpassiria. Estate 1998: il d.s. Seeber e Stefan Gasser, al tempo tecnico della juniores biancorossa, incontrarono il ragazzo e, insieme, decisero che avrebbe partecipato al ritiro estivo. Servivano i giovani e Brugger aveva tutti i requisiti per essere all’altezza del fabbisogno. 27 presenze in serie D il primo anno, 36 il secondo, quello della promozione.

Cosa ti è rimasto nel cuore?
“Sicuramente le due promozioni, quella dalla D alla C2 e, soprattutto quella dalla C2 alla C1. Quella del 2010 mi è rimasta nella mente e nel cuore in modo particolare. Eravamo un gruppo giovane, che non rientrava tra i favoriti. Siamo riusciti a compiere una vera e propria impresa con un grande spirito di squadra: giovani e motivati, tutti per uno e uno per tutti”.

C’è qualche partita, in particolare che ti è rimasta impressa più di altre?
“Quella a Pavia, in trasferta, nella penultima giornata, quando Scavone, grande protagonista in quel finale di stagione, segnò nelle ultime battute il gol dell’1-0 per noi che ci diede la consapevolezza di potercela fare. Quel campionato è stato sicuramente il momento più bello della mia carriera. Un’altra partita da ricordare è stata sicuramente quella interna con l’Arzignano, nell’anno della promozione in C2. A Termeno eravamo sotto di due reti, vincemmo 3-2 un incontro rivelatosi poi decisivo”.

Sei cresciuto in biancorosso come calciatore e come uomo: cosa ricordi dell’approccio iniziale?
“Arrivai 17enne e diventai maggiorenne in biancorosso, poco dopo l’arrivo. Era l’anno di Mario Belluzzo allenatore e del ritiro estivo ad Avelengo. Mi ambientai e presi piano piano confidenza con l’ambiente. Fa un po’ impressione guardare indietro e pensare a quanti anni sono passati, quante emozioni e quanta strada è stata fatta. In biancorosso sono cresciuto e maturato grazie a tanti preziosi consigli”.

Degli allenatori che hai avuto quali ricordi conservi?
“Premetto che ogni allenatore con il quale ho lavorato mi ha lasciato qualcosa, sia di positivo che di meno positivo. Da tutti comunque ho imparato qualcosa. Il sergente di ferro Sannino mi ha insegnato tanto. Con lui ho iniziato a capire il calcio. Ho appreso molto da Tesser e da Sebastiani. Tre allenatori, tre grandi persone che non dimenticherò mai”.

Guardandoti indietro sei soddisfatto di quello che hai fatto come calciatore?
“Sono orgoglioso di quello che sono riuscito a fare. Ho sempre dato il massimo, in ogni occasione e in ogni momento”.


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