09.02.2021
Intervista esclusiva con il 29enne difensore centrale
Il ministro della difesa biancorossa ha 29 anni e vanta oltre duecento partite in serie C, una decina in B e 8 presenze con le nazionali azzurre giovanili: 5 in Under 19 e 3 in Under 20-21. Le caratteristiche principali di Alessandro Malomo sono quelle del jolly difensivo vero e proprio. Non è solo un difensore centrale ma può ricoprire qualsiasi ruolo della difesa. Può infatti giocare anche sia da esterno basso a destra che da esterno basso a sinistra. Ampiamente utilizzabile quindi nella linea difensiva a quattro. Nasce il 12 aprile 1991 a Roma, ed inizia a giocare a calcio sotto casa, sul litorale capitolino, a Fregene.

Alessandro, dove e come parte la tua storia calcistica?
“Parte da casa, da Fregene, dove ho cominciato a giocare a calcio. Avevo undici anni quando feci una partita contro i pari quota della Lazio, che poi mi chiamò per un paio di provini. Mi presero e iniziai la trafila nelle giovanili biancocelesti giocando da mediano. Nel 2005 si fece avanti la Roma, che aveva avviato un interessante progetto di sviluppo del settore giovanile. Abbracciai questo progetto e ne sono fiero, infatti sono riuscito a fare un bel percorso di crescita e di maturazione”.

E’ vero che nella Lazio giocavi nel ruolo di mediano?
“Da piccolo giocavo addirittura da attaccante. Crescendo il fisico cambia, le caratteristiche si perfezionano e si arriva ad individuare il ruolo preciso. Tanti calciatori hanno cominciato in una posizione per poi trovare una definitiva consacrazione in un’altra. Nella Lazio sono stato impiegato da mediano, nella Roma ho giocato un po’ centrocampista e un po’ difensore, dipendeva dalla necessità del momento, dal criterio del fabbisogno. In un secondo momento, prima con Andrea Stramaccioni negli allievi nazionali e poi con Alberto De Rossi nella Primavera ho giocato in pianta stabile come difensore centrale: mi sono trovato sempre bene e questo è diventato il mio ruolo principale”.

Ad un certo punto sei stato indicato dagli esperti come uno dei migliori centrali della categoria Primavera: quali sono i ricordi più belli legati all’attività giovanile?
“Ricordi belli legati alla crescita calcistica nella Roma ce ne sono diversi. Non dimenticherò mai la prima panchina in serie A, a San Siro contro l’Inter, chiamato in prima squadra da mister Spalletti. Una bella esperienza, una grande emozione. E poi la chiamata di Casiraghi in under 21 e tutta la trafila con le nazionali giovanili. E’ sempre una grande emozione vestire la maglia azzurra, un onore che magari quando sei giovane non riesci ad apprezzare pienamente, un prestigio di cui oggi sono orgoglioso e fiero”.

Terminata l’esperienza nella Primavera della Roma, nell’estate del 2010 passa in prestito al Verona in Lega Pro 1a divisione e a gennaio si trasferisce al Prato, in C2. Poi l’anno dopo all’Albinoleffe in Serie B. Negli anni successivi gioca stabilmente in C1. Due anni di nuovo con la casacca del Prato, poi nel 2014 il passaggio al Pavia con 50 presenze in due anni in C e quattro reti. Nel 2016 viene ceduto al Venezia sempre in terza serie, allenatore Pippo Inzaghi con vice un ex FCS, Maurizio D’Angelo. L’anno dopo al Vicenza dove colleziona 27 presenze e due reti. Nel 2018 il passaggio alla Triestina dove resta negli ultimi due anni con 57 presenze complessive e tre reti. Nella scorsa stagione un brutto infortunio: la frattura pluriscomposta all’orbita dell’occhio sinistro a causa di uno scontro di gioco, con il conseguente intervento chirurgico durato cinque ore per la ricomposizione della frattura. Quando si era ormai ristabilito è sopraggiunta la pandemia da Coronavirus e, nei play-off non ha giocato non avendo rinnovato il contratto in scadenza il 30 giugno 2020.
Il ministro della difesa
Quali sono i tecnici che ti hanno insegnato di più?
“Sicuramente Andrea Stramaccioni è un tecnico molto preparato e capace di trasmettere conoscenze. Con lui ho operato il cambio di ruolo: da mediano a difensore centrale. Sicuramente lui mi ha dato molto. Tanto mi ha trasmesso anche Alberto De Rossi, il padre di Daniele, l’allenatore della Primavera della Roma, un vero e proprio maestro a livello giovanile. Sono stati loro a formarmi. Poi nella trafila nelle varie squadre ho sempre imparato qualcosa da ciascun tecnico, come sto facendo ora con mister Vecchi”.

Quali sono le tue caratteristiche, come ti consideri tecnicamente”
“Sicuramente mi considero un giocatore con molta grinta. E’ una delle mie caratteristiche più evidenti. In campo mi trasformo e cerco di sfruttare la fisicità nel modo migliore, di giocare sull’anticipo, sul colpo di testa, facendo leva su una grande carica agonistica, che mi contraddistingue sempre”.

Alessandro Malomo fuori dal rettangolo di gioco?
“In campo tanta grinta e cattiveria agonistica, fuori dal campo sono invece un ragazzo completamente solare e goliardico, al quale piace scherzare e sdrammatizzare, prendere ed essere preso simpaticamente in giro. Anche nel contesto di spogliatoio sono uno di quei vecchi che attraverso un certo tipo di rapporto crea empatia, anche con i giovani. Ho un bel dialogo con tutti e questo lo considero molto importante. Mi è capitato, negli anni, di trovarmi in spogliatoi dove i giocatori più esperti parlavano solo tra loro. Qui il rapporto è straordinario con tutti …”.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?
“Niente di particolare. Sto spesso a casa con la mia ragazza. E poi passeggiare e se possibile andare al ristorante a scoprire cose nuove da mangiare. Oltre a questo la visione di tante serie tv.

Una promozione in B come quella a Venezia non si dimentica. Cosa ricordi?
“Considero l’esperienza con il Venezia fino ad ora la più esaltante, in termini di soddisfazioni personali. Vincemmo il campionato ed anche la Coppa Italia di serie C. Eravamo uno squadrone, primi in classifica sin dalla prima giornata. E poi due anni fa a Trieste, quando sfiorammo la promozione in B perdendo la finale con il Pisa”.

La stagione meno felice?
“Sinceramente le prime due fuori dal settore giovanile della Roma. L’esperienza a Verona in C1 nell’anno del ritorno in B in cui giocai molto poco e l’anno dopo con l’Albinoleffe, in serie B, nella stagione culminata con la retrocessione”

Come valuti questo primo periodo in biancorosso?
“Questa prima parte di stagione la valuto molto bene. Posso dire che ti rendi veramente conto dell’importanza di questa società e della validità del progetto solo facendone parte. Qui ci sono tutte le condizioni per lavorare nel migliore dei modi, a cominciare dalle strutture all’avanguardia. Il nostro è un girone molto equilibrato e combattuto, la classifica è corta e questo significa che bisogna stare sempre sul pezzo. Ci sono squadre che hanno giocatori molto esperti, ma la nostra forza è la qualità dell’intero gruppo nel suo insieme. Dobbiamo continuare così, con questa mentalità, cercando di dire la nostra in ogni occasione”.

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