08.07.2020
Dal 2018 all’FCS con tanta voglia di crescere
Fisico da corazziere: 190 cm per 91 chilogrammi di peso forma, sorriso solare. Mario Ierardi ha lo sport nel sangue. In principio fu l’atletica, poi il calcio come professione e, quando possibile, la pesca, per diletto e come rilassante passatempo. Una passione che appartiene anche ad un altro valoroso difensore, il già biancorosso Simone Iacoponi, oggi al Parma.
Forte, tenace, determinato, allegro. Un guerriero, che prima dello stop ha avuto modo di distinguersi a più riprese. Difensore di peso e spessore, capace di impreziosire il buon rendimento stagionale con due reti importanti: il gol-partita messo a segno al 51’ al “Menti” di Vicenza contro l’Arzignano Valchiampo, il 21 settembre e quello che ha sbloccato subito il match di ritorno al “Druso” contro la Vis Pesaro. Dopo 1'33" dal fischio iniziale, sul primo corner, battuto dalla sinistra, da Casiraghi con palla sotto porta, Ierardi è più lesto di tutti e trova la deviazione vincente da distanza ravvicinata.
E’ vivo il ricordo del coast to coast nel match clou con il Vicenza con tanto di gol sfiorato in mezza rovesciata che non solo avrebbe cambiato l’esito della sfida, ma probabilmente sarebbe entrato di diritto nel novero delle nomination per il gol dell’anno.

Ci descrivi quell’azione?
“Bravo il portiere a negarmi il gol più bello della carriera. Ho rivisto tante volte quell’azione: sono partito d’impeto, mi sono catapultato in avanti ho provato la conclusione e poi la grande parata e l’immediato rientro per evitare la ripartenza”.

La storia di Mario Ierardi in maglia F.C. Südtirol inizia nell’estate del 2018. Il 13 luglio dello scorso anno, invece, la comunicazione ufficiale dell’acquisito a titolo definitivo dei diritti alle prestazioni sportive del giovane difensore milanese che, svincolatosi il 30 giugno dal Genoa CFC, si è legato al club biancorosso con un contratto triennale, ovvero sino al 30 giugno 2022. Ierardi ha militato in forza al Südtirol nella scorsa stagione, totalizzando 25 presenze nel campionato di serie C, 2 ai playoff, 4 nella Coppa Italia di serie A e 2 nella Coppa Italia di serie C, Nella stagione corrente: 23 presenze in campionato (1847’ giocati) e 2 gol più 3 presenze in Coppa Italia Lega A (265’) e una rete. Nato a Magenta, in provincia di Milano, il 19 febbraio 1998, Mario Ierardi, può essere impiegato sia come difensore centrale che come terzino destro. Mario è il tipico esempio di quei ragazzi che crescono con la passione per lo sport, che provano diverse discipline prima di fare, senza pressioni, una scelta oculata.

Com’è nata la passione per il pallone?
“Diciamo che al calcio mi sono avvicinato relativamente tardi. Ho sempre coltivato la passione per lo sport e ho cominciato con l’atletica leggera, seguendo mio fratello Marco. Ho fatto gare di velocità, staffette eccetera. Ho sempre corso in scioltezza, nonostante l’altezza (contro la Sambenedettese, quest’anno, ha raggiunto i 35 km/h, record della squadra n.d.r). Nei Camp estivi ho provato vari sport: dal tiro con l’arco al calcio eccetera. Ho conosciuto diversi ragazzi, che poi hanno scelto di giocare al calcio e, ad un certo punto, ho lasciato l’atletica per dedicarmi al pallone per stare con i miei amici”.

Cresciuto inizialmente nel vivaio del Milan, due anni, un infortunio, l’approdo alla Pro Patria. Nell’estate del 2014 è stato acquistato dal Genoa, in forza al quale ha disputato un campionato under 17 (20 presenze e 1 gol) e due campionati Primavera per complessive 34 presenze e 7 gol. Cinque panchine in prima squadra. Nella stagione 2017/2018, il suo primo campionato professionistico nel girone B di serie C con il Ravenna, cui il Genoa lo ha girato in prestito. Con la formazione romagnola 14 presenze, di cui 9 da titolare, per un totale di 711 minuti giocati.

Sei cresciuto nel Genoa: dal 2014 al 2017, ci racconti quel periodo?
“Posso dire che nel Genoa ho trovato un ambiente professionale, organizzato, strutturato, con la cura dei dettagli e dei progetti. Proprio come qui nell’FCS, con dettagli e modalità diverse per il fatto che io e i mei compagni eravamo minorenni, lontani dalla famiglia, quindi da seguire con attenzione. Ho fatto tante belle amicizie, sono partito ragazzino da casa per rincorrere un sogno, per coltivare una passione e ringrazio chi mi ha consentito di farlo”.
I genitori lo hanno assecondato nelle scelte, supportando quando, giovanissimo, ha lasciato casa e amici. “L’importante - ha detto tua mamma nel nostro Podcast – era che quel ragazzino diventasse uomo forte e leale nella vita e sul campo, sempre con il sorriso tra le labbra”.

Dalla tua famiglia nessuna pressione?
“Mi hanno sempre aiutato e accompagnato nelle scelte, senza alcuna pressione. Mi hanno consentito di uscire di casa giovanissimo per coltivare una passione. Sono sempre vicini, insieme alla mia ragazza, che mi ha dato sempre un grande aiuto. Non è facile gestire la distanza se non hai al fianco una persona speciale, che condivide le tue scelte e le supporta. Ho fatto le mie esperienze, ho imparato a gestire varie situazioni, nella vita e dello sport e ho ancora molto da apprendere, ma ho la fortuna di avere vicino persone preziose”. 

Chi ha individuato il tuo talento?
“Giocavo nella Pro Patria quando il d.s. delle giovanili del Genoa mi ha contattato per un provino insieme ad altri due miei compagni. Hanno preso me, loro no. Ero dispiaciuto. Poi mi sono abituato”. 

Cinque panchine in A con il Genoa 2015-2016: ricordi?
“Momenti davvero molto belli, ho dei bellissimi ricordi. Ero andato in ritiro con la prima squadra e avevo disputato alcune amichevoli, pensando che all’inizio delle competizioni ufficiali sarei tornato in Primavera, invece in occasione della prima gara di campionato mister Gian Piero Gasperini mi ha convocato, a sorpresa. Siamo andati a giocare a Palermo, in una cornice di pubblico straordinaria, in un’atmosfera per me nuova e magica. E’ stato un bellissimo ricordo, una grande emozione, anche se non sono sceso in campo. Per la prima volta mi sono trovato in un grande stadio da calciatore, di fronte a 30mila persone”.

Poi com’è andata avanti quella stagione?
“Dopo quella prima convocazione mi sono detto che forze qualcuno aveva riposto fiducia in me e ho continuato ad impegnarmi al massimo, a lavorare sui difetti, a crescere. L’obiettivo era quello di farmi trovare sempre pronto. La stagione è andata avanti, ho fatto qualche altra panchina quando c’era la necessità. Mi sono allenato spesso e volentieri con la prima squadra, cercando di imparare il più possibile. Devo dire che fino ad allora gli stadi pieni li avevo visti solo in tv, d’incanto mi ci sono trovato dentro. E’ stato emozionante per me, che non sono sceso in campo, immagino quanto lo sia per chi ha avuto la fortuna di debuttare. Io ho potuto solo pensarci per un po’, quando a Palermo il mister mi ha mandato a scaldarmi perché Cissokho aveva un problema all’adduttore. Mi sono concentrato, ma poi sono subentrate altre necessità e non sono entrato, ma sono contento ugualmente”. 

Con chi ti sei trovato a condividere la stanza prima della partita?
“Ho cambiato più volte compagno. Sempre con i più giovani, con gli altri della Primavera, in particolare con Ghiglione, che ora è tornato al Genoa. E poi Nitchan, che arrivava dal Manchester City: lo guardavo con ammirazione, un giocatore davvero forte. Poi sono stato con Laxalt, un grande appassionato di macchine”.
E’ il Genoa di Perin, di Ansaldi. De Maio, Izzo, di capitan Burdisso, dei vari Gomes, Perotti, Figueiras, Suso, Pavoletti, Pandev, Munoz, Ujkani, del trentino Fiamozzi arrivato a stagione inoltrata, di Rigoni, Silva, Tachtsidis, Rincon, Cissokho, Undicesimo posto finale.
Come ti sei trovato in mezzo a tanti giocatori affermati?
“Una squadra in cui si stava bene, in cui ho cercato di imparare il più possibile e quando possibile. Ero il più piccolo e tutti mi trattavano con rispetto, mi davano consigli e mi aiutavano, dicendomi come stare in campo, come guardare sia la palla che l’uomo e poi me lo dimostravano praticamente. Ho un carattere abbastanza scherzoso, quindi non mi sono mai tirato indietro quando si trattava di divertirsi con il pallone”
Con il numero 41 contro quali altre squadre sei andato in panchina con la maglia dei Grifoni?
“Io 41 perché era uno dei numeri riservati ai ragazzi della Primavera che avevano la fortuna di arrivare in prima squadra. Dopo la panchina a Palermo sono stato convocato per le partite con Lazio e Milan in casa, Frosinone e Atalanta in trasferta. Nel Milan c’era Balotelli, che avevo visto solo in tv”.

Due sono stati i tuoi ritiri estivi con il Genoa, in quale hai imparato di più?
“Il primo. La rosa non era completa e noi della Primavera abbiamo lavorato alla pari di tutti gli altri, da protagonisti. Una preziosa esperienza. Sono tanti i ricordi con il Genoa oltre le panchine, ad esempio il Viareggio 2016 con il gol al Rijeka al debutto. Un’esperienza importante”.

Difensore con il vizio del gol?
“Mi piace difendere e ogni tanto mi capita di fare gol e mi piace molto. Sfrutto probabilmente quanto ho imparato in una stagione giocata da attaccante”.

Il più bello?
“Per il gesto atletico quello di testa, all’andata, in casa dell’Arzignano, frutto del lavoro in allenamento”.

Quello più importante?
“Proprio quello. Ci servivano i tre punti in quel momento e grazie al quel gol li abbiamo presi conquistando un successo prezioso nell’economia del nostro percorso”. 

Hai vissuto anche qualche esperienza con le nazionali giovanili, con c.t. Roberto Baronio, sei gare tra under 18 e under 19. Quali ricordi “azzurrini” conservi?
“Ancora più delle panchine in serie A. Alla maglia azzurra non avevo mai pensato, è arrivata ed è stata una soddisfazione enorme, anche perché sei consapevole che ogni chiamata è frutto di una selezione. La prima volta, quando il tutor del convitto di Genova mi ha letto la convocazione sono rimasto a bocca aperta. Non vedevo l’ora di andarci. Ho condiviso quell’esperienza con Cucchietti e con Mazzocchi, che ho ritrovato qui”.

Il mister che ti ha insegnato di più?
“Cristian Stellini, ora vice di Antonio Conte, ha cambiato il mio modo di pensare, facendomi capire che in ogni partita bisogna dare sempre il massimo e non dare mai nulla di scontato. Da tutti gli allenatori hai sempre tanto da imparare, ogni giorno. Il giocatore si forma mettendo insieme tante lezioni”.

Il compagno e l’avversario più forti?
“Manuel Locatelli, con il quale avevo iniziato a Milan e che ho ritrovato in nazionale, ma anche Cutrone e tanti altri”.

Nell’anno 2016, forse nel momento migliore, ti sei rotto il crociato. Com’è stato cadere e rialzarsi?
“Stavo attraversando un buon periodo, con obiettivi importanti di fronte. Quanto ti infortuni il problema non è tanto il recupero, ma il quando e il come. Ti poni tante domande e devi reagire con la testa prima di tutto”.

Ti consideri un ragazzo social?
“Poco, molto poco. Fin da piccolo ho sempre preferito uscire stare con gli amici e giocare con loro, anche ai video games, piuttosto che stare incollato ai social. Li uso quando serve e quanto basta”.

Piuttosto che chattare ti piace pescare?
“La pesca è una delle mie grandi passioni. Un hobby a cui mi sono affezionato fin da piccolo, con mio nonno e con mio padre. Pratico quasi tutti i tipi di pesca, nel rispetto della natura e degli animali, che mi piacciono. Ogni volta che posso vado a pesca, con tutta l’attrezzatura adeguata. Qualche compagno di squadra mi segue. Il pescatore più assiduo, lo scorso anno, è stato De Cenco: lui con me, io con lui, sempre. Abbiamo condiviso bei momenti di tempo libero. Quest’anno ho cercato di fare appassionare qualcuno. Sono venuti con me Alari, Taliento e i miei affiatati compagni di appartamento Crocchianti e Mazzocchi. Ci vado anche con la mia ragazza: le ho fatto scoprire un sacco di posti nuovi, passando dal mare alla montagna, in relazione ai miei spostamenti calcistici”.

Oltre la pesca, nell’extra calcio cosa fai?
“Cose normalissime: esco con i compagni di squadra che sono anche dei veri amici, un po’ di social, play station e tv. Comunque appena ho qualche ora libera e le condizioni lo consentono mi dedico alla pesca. Poi con Crocchianti e Mazzocchi facciamo le faccende di casa, alternandoci nelle varie mansioni, con piacere reciproco e con qualche rito, tipo quello della tisana prima di andare a dormire”.

Nell’estate del 2018 sei arrivato in biancorosso. In che modo?
“Avevo sentito parlare benissimo di questa realtà e, appena ho avuto modo di verificarlo direttamente non ho esitato un attimo a condividere il progetto. Sono venuto qui con tanta voglia di fare bene e di ripagare la fiducia riposta in me. L’ambiente qui è ideale, sotto tutti i punti di vista”.

Di Mario Ierardi, nel corso del Podcast, ha parlato con piacere un suo ex compagno di squadra, Armando Izzo, difensore del Torino, con tre presenze in nazionale: “Non mi sono dimenticato i bei momenti passati insieme: allenamenti impegnativi, ma anche tante risate. Mi raccomando, continua così, vedrai che un giorno giocheremo contro. Un abbraccio e un grande “in bocca al lupo…”.”
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