17.12.2019
Il preparatore dei portieri si racconta
Il preparatore dei portieri di Stefano Vecchi è cresciuto calcisticamente nel Milan e nell’Atalanta. Ha una carriera prestigiosa tra i pali: la Serie A con il Vicenza, con tanto di semifinale di Coppa delle Coppe persa con rammarico in casa del Chelsea allo Stamford Bridge il 16 aprile 1998. Ancora A a Venezia e B con Vicenza, Venezia, Genoa, Napoli, Pescarea e Mantova. 

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno dello staff tecnico di mister Stefano Vecchi. Dopo aver conosciuto, nel numero precedente del nostro periodico, il vice allenatore Aldo Monza, ora è la volta di colui che si occupa dei portieri. Pierluigi Brivio, 50 anni compiuti il 21 maggio, alle spalle ha una carriera importante tra i pali, forte dei suoi 184 cm di altezza: in serie A 73 presenze con le maglie di Vicenza (dal ’95 al ’99, 70 gettoni) e Venezia (2001/2002: 3 presenze), e 157 in serie B (Vicenza 1994/1995, 1 presenza e 1999/2000, 34 presenze), Venezia (2000/2001, 20), Genoa (2002/2003, 35), Napoli (2003/2004, 5) Pescara (2004/2005, 17) e Mantova (2005-2007, 45) e poi quasi 180 presenze in serie C. Da tecnico dei portieri l’esperienza vera è cominciata a Portogruaro nel 2010/2011 con mister Viviani, poi il Monza, fino al 2014, un anno all’Albinoleffe, prima del periodo all’Inter Primavera.

Mister Brivio, ci racconta la sua carriera tra i pali? 
“Ho iniziato a giocare nel settore giovanile nel Milan, perché abitavo a Milano. Sono rimasto in rossonero fino ai giovanissimi, poi mi sono trasferito a Bergamo, dove ho fatto il provino con l’Atalanta e sono stato preso. Sei anni di Atalanta, di cui due e mezzo di Primavera, ma sempre arruolato in prima squadra. Poi il prestito a metà stagione al Palazzolo, il ritorno all’Atalanta per poi andare nuovamente al Palazzolo e, questa volta, ci resto cinque anni: due in C2 e 3 in C1 con circa 130 presenze. Nel 1994 passo al Vicenza, dove passo i primi due anni e mezzo a fare il tifo e a sgomitare per prendere il posto. Poi arriva la vittoria della Coppa Italia, da titolare e seguono altri tre anni da primo portiere. Passo al Venezia, dopo due anni ritorno in B, vinciamo il campionato, vado al Genoa e poi a Napoli. Il Napoli fallisce e sono costretto ad andare via, quindi vado a Pescara e poi a Mantova, sempre in Serie B, dove perdiamo la finale con il Torino. Dopodiché mi avvicino a casa e faccio gli ultimi tre anni in Serie C, uno a Monza e due al Pergocrema”. 

Le persone alle quali è più affezionato, che hanno accompagnato la sua carriera e che le hanno trasmesso qualcosa di significativo…

“Sinceramente tutte le persone che ho incontrato mi hanno lasciato qualcosa, sia dal lato professionale che dal lato umano. Magari da ragazzo i primi step erano più il convivere e condividere gli spazi con il gruppo, perché ti facevano crescere. Poi con il tempo magari anche la professionalità e gli insegnamenti tecnico - tattici che gli allenatori mi hanno trasmesso. Sicuramente devo tanto agli anni di Vicenza, quindi a Francesco Guidolin e ad Ernesto Galli, che mi hanno dato la possibilità di diventare da comprimario a titolare. A loro devo tanto anche per quanto riguarda l’acquisizione della giusta mentalità professionistica, della predisposizione al lavoro, al sacrificio, all’intensità”. 

C’è un momento nella sua carriera che ricorda in modo particolare?

“L’inaspettata conquista della Coppa Italia nella stagione 1996/97, che ho vissuto, come detto, da titolare, ha spinto il Vicenza di Guidolin nell’arena europea della Coppa delle Coppe. Una semifinale persa contro il Chelsea di Vialli e Zola ha consegnato l’impresa biancorossa alla storia. Sicuramente la semifinale persa con il Chelsea è stata forse l’apice della carriera europea e l’apice della delusione. Più che altro perché quel calcio sembrava talmente lontano e invece vivendolo step by step, arrivando fino alla semifinale da protagonisti, abbiamo preso coscienza e conoscenza di noi e del fatto che non è così impossibile arrivarci”

La stagione 1997/98 è tra quelle segnate in rosso nella storia del Vicenza…
“La terza stagione in serie A è destinata a lasciare il segno: arrivano Pasquale Luiso, Roberto Baronio, Francesco Coco, Arturo Di Napoli, Lamberto Zauli, Marco Schenardi, Lorenzo Stovini e Massimo Ambrosini. In campionato, l’inizio è tranquillo ed in linea con le aspettative, pur senza i picchi di risultati e rendimento toccati l’anno precedente; in Coppa Italia c’è invece da ingoiare una pesante eliminazione per mano del Pescara, squadra di Serie B”.

In Europa, però …

“Il sorteggio europeo è abbastanza duro e ci riserva lo scontro con i polacchi del Legia Varsavia. Nel primo tempo è già 2-0, a segno Luiso e Ambrosetti. Il doppio vantaggio dura sino al termine. Amministriamo con tranquillità il match di ritorno in Polonia. Il Legia, caricato dal suo pubblico, riesce solo a dimezzare lo svantaggio, con un gol di Kacprzak, facendosi poi superare in contropiede, a tre minuti dalla fine, dal gol di Zauli, che spinge Vicenza agli ottavi di finale contro lo Shaktar Donetsk, squadra ucraina. 3-1, doppietta di Luiso, rete di Beghetto e gol della bandiera dell’ucraino Zubov in trasferta e 2-1 al Menti, con gol del solito Luiso e di Viviani inframmezzati dal momentaneo pareggio di Atelkin.

Arriviamo ai quarti di finale di quella Coppa delle Coppe…
“Il sorteggio pone di fronte ai biancorossi il Roda Kerkrade, squadra olandese. All’andata fuori casa finisce 4-1 per noi. Il tornante Schenardi realizza gli assist per i primi due gol di Luiso e Belotti. Luiso si ripete a cinque minuti dalla fine del primo tempo, sfruttando un assist di Zauli, che si ripete nella ripresa ed apre la strada al gol dell’uruguagio Otero. Il gol della bandiera dei gialloneri è ad opera di Peeters. A Vicenza, il ritorno finisce 5-0, con cinque marcatori diversi: Luiso, Firmani, Mendez, Ambrosetti e Zauli”.

A questo punto il Vicenza era pronto a giocarsi la sua prima finale europea e condivide la stessa urna con Chelsea, Stoccarda e Lokomotiv Mosca, a soli tre anni dal ritorno in serie A. Brivio, Belotti, Mendez, Dicara, Viviani, Schenardi, Di Carlo, Ambrosini, Ambrosetti, Zauli, Luiso. Ecco gli undici in campo la sera del 2 aprile 1998. Vicenza e l’Italia del calcio si fermano: i biancorossi di Guidolin sfidano il Chelsea per la semifinale di andata di Coppa delle Coppe. Proprio il Chelsea “italiano”, che schiera gente come Zola, Leboeuf, Di Matteo e Vialli, e che solo qualche mese addietro ha licenziato l’altro mezzo “italiano” del gruppo, l’allenatore Gullit, per affidarsi alle doti da mister dello stesso Vialli, primo allenatore-giocatore italiano arrivato a giocarsi una semifinale europea.
“Riusciamo a tenere testa ai “Blues”, portandoci in vantaggio al 15’ con un gol capolavoro di Lamberto Zauli. Finisce 1-0. Decisivo il ritorno allo Stamford Bridge…”.

Nel ritorno al 32’ il gol di Luiso, che riceve da Ambrosetti e piazza un secco diagonale a mezz’altezza: De Goey è battuto. Al Chelsea servono tre gol per giungere in finale: purtroppo, il primo arriva dopo soli tre giri di lancette. Il marcatore è l’uruguagio Poyet. Nella ripresa progressione sull’out destro di Vialli, cross al centro per Zola, che, tutto solo a centro area, può comodamente incornare in rete il pallone del 2-1. Vialli sostituisce Morris con l’esperto Hughes. Al 76’, l’ex attaccante di Manchester e Barcellona sfrutta un lunghissimo rilancio di De Goey e insacca in diagonale incrociato di sinistro…
“Il 3-1 allo Stamford Bridge è stato duro da digerire, tanto che abbiamo chiuso la stagione ad un solo punto dalla retrocessione, con le energie che ci erano state assorbite dall’impegno europeo…”.

Quando ha cominciato a fare l’allenatore dei portieri e come
“È stato nell’ultimo anno da giocatore al Pergocrema tra i 39 e i 40 anni. Avevo iniziato come tutor a due ragazzi, di cui uno Simone Colombi che sta facendo carriera in B e da quel momento ho iniziato a preparare i lavori e a condividerli con l’allenatore dei portieri. Poi la prima stagione e vera e propria esperienza in questo ruolo. Ho cominciato piano piano e ormai sono dieci anni”.

Quando è iniziato il rapporto con Vecchi? Come vi siete conosciuti?
“Con Stefano (Vecchi ndr) abitiamo a 3-4 km di distanza e quindi ci siamo sempre incontrati sui campi. Tra bergamaschi c’è sempre stato un feeling particolare. L’anno in cui ci siamo trovati, io ero a Pergocrema e lui alla Tritium. Lui aveva vinto la C2, mentre noi ci eravamo salvati. Il Presidente del Pergocrema voleva fare una fusione con la Tritium e quindi mi sono ritrovato in ufficio dal presidente con Stefano per fare due chiacchiere sulla stagione successiva. Non si sviluppò nulla, ma quello è stato il primo confronto, parliamo del 2010. Al suo secondo anno all’Inter, dopo la partenza del bolzanino Paolo Orlandoni, mi ha portato con lui e da lì abbiamo iniziato a collaborare, anche perché c’è sempre stata questa voglia di lavorare insieme”.

Come si trova in questa realtà? 
“All’FCS mi trovo sicuramente bene, è una realtà che sta crescendo. Una realtà che ha voglia di prendersi spazio, non in modo forte e clamoroso, ma in modo pacato. Ci sono tutti i presupposti per fare bene. È sicuramente un progetto che ogni anno aggiunge un mattoncino, forse anche dei mattoni più grossi e questa cosa mi piace e la condivido moltissimo. La distanza da casa riesco a gestirla, anche se ho dovuto organizzarmi”.

Tecnicamente Cucchietti, tecnicamente Taliento, tecnicamente Grbic?
“Tommaso Cucchietti, tecnicamente, è molto pulito nel modo di stare in porta e nella tecnica di parata. È apparentemente equilibrato ma anche lui vive tensioni e ansie che è giusto che nel nostro lavoro ci siano. È giusto che le viviamo, le conosciamo e cresciamo insieme a loro e comunque è un portiere affidabile. Roberto Taliento è un portiere che lavora spesso sulle anticipazioni di quello che succede ed è una grande qualità, a volte, però, ti porta a impostare un gesto prima che possa avvenire il tiro e su questo ci stiamo lavorando. È un ragazzo con grande voglia di fare ed è anche lui molto affidabile, lo ha dimostrato nel poco spazio ufficiale che ha avuto in Coppa Italia e lo dimostra ogni giorno in allenamento. Con il giovane e motivato Kristian Grbic compongono un bel gruppo di lavoro, stiamo iniziando a capire l’obiettivo, ovvero portare via il più possibile di positivo da questa stagione”. 

Pierluigi Brivio, un navigato numero uno alla guida dei portieri
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