15.07.2020
Raffaele Merzek è uno dei centrocampisti più forti nella storia del club altoatesino
105 presenze in biancorosso, dal 2001 al 2005, centrocampista di 180 centimetri dai piedi buoni, preziosissimo in mezzo al campo. Raffaele Merzek, nato il 30 giugno a Trieste, membro a pieno titolo del “Club 100” dell’FC Südtirol è uno di quei giocatori che hanno lasciato il segno per il suo impegno costante e la sua generosità e disponibilità, dentro e fuori il campo. Maturato nell’Udinese, cresciuto nell’FCS in quattro stagioni in C2 intensamente vissute, ha proseguito poi la carriera a Bassano (C2), Imperia e Novese in D, prima di diventare protagonista dell’ascese della Virtus Entella, dall’Eccellenza alla promozione in C2 con due anni di serie D, poi ancora D ad Asti e a Sandonà di Piave, prima di dire basta. A 31 ha colto al balzo l’occasione di entrare nel mondo del lavoro, lasciando definitivamente il calcio giocato.
Raggiunto al telefono, nella “sua” Trieste, non nasconde emozione e commozione nel ricordare le quattro splendide stagioni, intensamente vissute, in maglia biancorossa.
“Il Südtirol lo porto e lo porterò sempre nel cuore. In maglia biancorossa ho trascorso quattro anni intensi, indimenticabili sia dal punto di vista calcistico sia nella realtà di tutti i giorni, in un ambiente e una piazza stupendi. Sono arrivato giovanissimo, avevo compiuto da poco vent’anni e come calciatore professionista stavo muovendo i miei primi passi dopo l’esperienza nella Primavera dell’Udinese. Il Südtirol era al secondo anno di C2 e alla guida tecnica c’era Attilio Tesser, che mi ha fatto crescere come giocatore e come uomo”.

Cosa ricordi in particolare di quella prima stagione (2001-2002) tra i professionisti per te, seconda di fila per la società biancorossa, dopo una salvezza tranquilla con 11. posto finale?
“Il quarto posto finale dietro al Teramo, che vinse il campionato davanti a Rimini e Brescello, con qui abbiamo disputato i play-off uscendo di scena nonostante i due pareggi, a causa della peggiore posizione in regular season. La stagione successiva è andata ancora meglio, sempre con Tesser alla guida: terzo posto finale semifinale dietro al Pavia, primo e al Novara, secondo. Play-off con il Mantova di Mirko Benevelli, subentrato al mitico Roberto Boninsegna. Sconfitta a casa loro 2-1 all’andata, successo nostro in casa per 2-0 e allesso alla storica finale con il Novara di mister Luciano Foschi, che aveva eliminato la Pro Sesto. 0-0 in casa nella prima partita, ritorno al Silvio Piola, tutto esaurito. Giochiamo alla grande, chiudiamo i 90’ sullo 0-0, nei supplementari al 118’ Tommy (Thomas Bachlechner n.d.r.) si mangia un’occasione d’oro. Finisce senza reti e al Novara, meglio classificato in campionato, basta per salire di categoria”.

Hai raccolto 22 gettoni di presenza il primo anno, 26 (con una rete) il secondo e 28 e un gol il terzo, con Bruno Tedino al timone. Cosa ricordi di quell’annata?

“Un altro campionato da protagonisti. Terzo posto a due punti dalla Cremonese e a sei da Mantova di Mimmo Di Carlo, salito in C1. Play-off con la Valenzana in semifinale: 1-0 in casa e 0-0 in trasferta, accesso alla finale con la Cremonese di Giorgio Roselli, impostasi 2-1 in entrambe le partite. L’anno dopo è arrivato Claudio (Terzulli n.d.r.), che non ha avuto fortuna, poi la squadra è stata guidata da Fabio Sala e Carlo Odorizzi. Abbiamo chiuso all’ottavo posto”.

Per te 29 presenze e due reti e poi, in estate, il passaggio all’ambizioso Bassano. Come si è conclusa l’esperienza in biancorosso?
“E’ stata una stagione con alti e bassi per la squadra, una posizione finale buona, ma non straordinaria. Dopo quattro stagioni all’FC Südtirol ho accettato il trasferimento al Bassano. Mister Sandri mi ha fatto giocare molto e nel ruolo adeguato, però dopo 18 giornate c’è stato il cambio in panchina con Ezio Glerean, chiamato a dare una svolta. Diversi cambiamenti e, alla fine, una salvezza diretta colta all’ultimo, mentre il Südtirol arrivò quarto e andò ai play-off (eliminato in semifinale dopo un doppio 1-1 dall’Ivrea, meglio piazzato in campionato n.d.r.). Ad essere sincero ora, con il senno di poi posso dire che sono pentito del trasferimento, sarei rimasto volentieri in biancorosso”.

Cosa ti resta nella memoria?
“Tante belle cose, come detto, fuori e dentro il campo. Allenatori speciali come Tesser, Tedino e Terzulli, con il quale ho poi lavorato ancora, compagni straordinari, una società professionale, tanta bella gente. Il rammarico è il non essere arrivato fino in fondo ai play-off. Il bicchiere mezzo pieno è che tutte quelle gare di post season le abbiamo vissute intensamente, tutti, in modo particolare noi in campo. Abbiamo dato il massimo, ma non siamo riusciti a centrare l’obiettivo grosso. A Novara ci siamo andati vicino. Siamo stati in vetta, con Tedino, sotto Natale e, in generale siamo stati sempre in alto”.

Con quali compagni di squadra sei ancora in contatto?
“Un po’ con tutti. Vivendo insieme, a Termeno, si erano instaurati rapporti di vera amicizia. Sento ancora un po’ tutti, magari Nardi e Chiopris più frequentemente”

Il presente di Raffaele Merzek?

“Abito nella mia Trieste, faccio l’agente di commercio, percorro diverse migliaia di chilometri al mese tra Friuli e Veneto per conto della BFT Burzoni di Piacenza e della Q8 Oils. Vendo utensili ad industrie metalmeccaniche e acciaierie sia utensili per lavorazioni meccaniche e lubrificanti per l’industria”.

Con il calcio hai chiuso?
“Otto anni fa avrei potuto continuare a giocare ancora, ma decisi di cogliere al balzo l’opportunità lavorativa che sto portando avanti con soddisfazione. Ho ricevuto diverse offerte come allenatore, anche dei giovani, ma il lavoro non mi consente di prendere altri impegni. Seguo il calcio, magari non da vicino. Sono particolarmente attento alle vicende di tante squadre, in particolare di tutte quelle in cui ho giocato e a cui sono riconoscente e tra queste, al primo posto c’è l’FC Südtirol. Spero di poter tornare al Druso, da spettatore, da membro del Club 100”.
Raffaele Merzek, quattro anni intensamente vissuti
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