01.10.2019
A tu per tu con il 20enne bolzanino
Simone Davi, cresciuto nel vivaio biancorosso, festeggia i 20 anni con il primo contratto da professionista e con tanta voglia di mettersi in gioco per dimostrare che “si puo’ fare”

L’importanza e l’onore di chiamarsi “canterano”. Simone Davi è cresciuto calcisticamente nell’FC Südtirol, facendo la trafila nel settore giovanile prima di maturare una preziosa esperienza nella Virtus Bolzano per tornare in biancorosso e sottoscrivere il primo contratto da “pro”, dopo aver positivamente impressionato nel corso del ritiro in Val Ridanna. Simone analizza il passato e guarda avanti con fiducia…
Dopo aver cominciato a giocare a Laives, con mio padre, sono passato al Südtirol, dove ho fato la trafila nelle giovanili, prima dell’esperienza recente alla Virtus Bolzano. Le ultime due annate le ho vissute intensamente. Una prima stagione culminata con la vittoria nel campionato di Eccellenza e, la seconda, quella terminata lo scorso maggio, con la conquista di un piazzamento prestigioso in serie D, i playoff, nel ruolo di matricola. Sono maturato molto, anche se devo ancora lavorare moltissimo”.

Simone si è particolarmente distinto per le sgroppate sulla fascia sinistra e per la grande determinazione. Terzino sinistro esplosivo e con grande facilità di corsa, portato ad offendere e particolarmente abile dalla metà campo in su. 178 cm per 73 kg, uno dei migliori esterni bassi mancini della serie D con 29 presenze e 2 reti. Si è guadagnato sul campo l’inserimento nella rosa della serie C biancorossa, alla soglia dei vent’anni (16 settembre). Simone è figlio di Alessandro Davi, ex buon giocatore dilettante, e della compianta Paola Mazzali, la “stella” più luminosa del firmamento cestistico bolzanino (ha militato in A1 e in A2 con il Basket Club Bolzano).
Sono cresciuto con il pallone in mano, anzi per l’esattezza con due palloni in mano: quello da basket e quello da calcio, anche se ho sempre preferito il secondo. Con il pallone a spicchi ho solo provato, a basket non ho mai giocato veramente. Diciamo che ho sempre preferito la sfera a pentagoni. Ho scelto ben presto il calcio, la passione di papà Alessandro (bandiera offensiva di diverse squadre, tra le quali San Paolo e Laives n.d.r.), che è stato il mio primo allenatore quando ho iniziato, nel 2005 a Laives”.

Il pallone a spicchi ha accomunato il percorso sportivo di nonno Renato, giocatore del Savoia prima e dirigente di cestistico di lungo corso poi, d.s. della squadra che ha toccato il picco massimo nella storia e di nonna Gloria, una grande cestista prima e allenatrice poi e della compianta mamma Paola, scomparsa in un tragico incidente stradale il 25 agosto 2006 a 32 anni, 18 dei quali trascorsi in maglia Basket Club Bolzano da carismatico play, con due stagioni in A1 e due gravidanze: Simone e Federico, a sua volta “canterano” biancorosso (gioca nella Berretti). Cosa ricordi della mamma?
Ho pochi ricordi della mamma in campo, perché quando è scomparsa avevo solo sei anni, ma nonna Gloria mi ricorda spesso che ci assomigliamo come carattere, perché anch’io in campo sono uno che non si risparmia… insomma uno che vuole dare sempre il massimo. So che mamma era una bella grintosa e che in campo si faceva rispettare, onorando il suo ruolo di capitano. Tutta grinta e agonismo. Papà è stato un bel giocatore, di calcio, sicuramente con un temperamento più tranquillo- E’ lui che mi ha insegnato a giocare. Sono cresciuto all’insegna dei valori dello sport”.

In estate, il sogno di diventare professionista nella squadra in cui sei cresciuto è diventata realtà. Il tuo è un bel esempio di come, con il talento e attraverso impegno, volontà, costanza si può coronare l’ambizione di arrivare in alto…
Per me è proprio un sogno che si è avverato. Ringrazio il Südtirol per la fiducia che cercherò di meritarmi sul campo, quotidianamente. Mi piacerebbe essere un esempio tutti i ragazzi che hanno questa ambizione. Dico a tutti che bisogna sempre crederci sempre, fino in fondo e lavorare sodo e dare sempre il massimo, con umiltà. Ringrazio anche la Virtus Bolzano per avermi fatto crescere, tanto, nelle due stagioni che ho trascorso con loro. Sono consapevole di non aver fatto ancora nulla e di avere tutto da dimostrare in campo e non solo, tutti i giorni”.
Simone Davi, il 'canterano'
"Devo ancora dimostrare tutto, in campo e fuori"

Quali sono i tuoi ricordi della trafila giovanile nell’FCS?

Arrivai dal Laives. Giocai nei giovanissimi nazionali prima e negli allievi regionali prima e nazionali poi Beretti. Mi sono divertito e sono cresciuto molto con mister Morabito e, poi, nella Beretti con mister Zenoni, il quale mi ha dato una grandissima mano, credendo fortemente in me ed aiutandomi a trovare la mia vera dimensione.

Grintoso, ma con i piedi ben posati per terra, Simone pensa al calcio, ma anche all’università da conciliare con un contratto da professionista che lo lega all’FCS fino al 30 giugno 2021.
Qual’è la tua prima impressione sul professionismo?

Mi piace il modo di lavorare, la mentalità, l’organizzazione, la cura di ogni dettaglio. Siamo un bel gruppo, nel quale mi sto inserendo bene, con tanta voglia di migliorarmi e di crescere”.

Cosa ti aspetti da questa stagione, con quale approccio la stai affrontando?
Con il desiderio di essere sempre sul pezzo, di dimostrare attraverso il lavoro di non essere arrivato per caso e con la consapevolezza e lo stimolo di dover essere sempre pronto a rispondere alle esigenze del mister e del gruppo”.

Sei arrivato in ritiro senza aver mai smesso di allenarti …
Ho continuato ad allenarmi, anche da solo, perché credo che sia necessario mantenere un certo tipo di condizione. Ero consapevole poi di dovermi giocare delle carte e di dover essere pronto a farlo”.

Le tue caratteristiche tecniche: pregi e difetti?

Tra i pregi inserirei le qualità fisiche e la potenza, tra i difetti la tecnica, da perfezionare”.

Hai un idolo nel calcio?
Per me lo è stato e lo è ancora Alessandro Del Piero”.

Nello spogliatoio sei seduto vicino a… e chi ti sta dando i conigli più preziosi?
Sono seduto vicino a Giordano Trovade. Fabian Tait e Kevin Vinetot mi stanno dando preziosi suggerimenti, anche sgridandomi, quando serve, per farmi crescere. Oltre al mister, naturalmente”.

Il tuo sogno nel cassetto?

Crescere, attraverso il lavoro, per arrivare il più in alto possibile con la squadra”.

I tuoi principi base…

Dare il massimo per il gruppo, per i compagni, sempre, in ogni momento nel vero spirito di squadra. E poi incitare e spronare chi sbaglia, serve più del rimprovero pesante”.

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